Grande avanguardia europea del Novecento, il Futurismo ha l'atto di nascita nell'articolo Le futurisme, che il poeta Filippo Tommaso Marinetti pubblicò nella prima pagina del quotidiano parigino Le Figaro il 20 febbraio 1909. Quell'articolo – che di volta in volta è stato definito in tanti modi, e che è stato studiato per tanti versi – fu anzitutto un manifesto programmatico, sebbene scritto in uno stile lirico, fiammeggiante, insolito. Fu il primo della lunga serie di manifesti futuristi rivolti ai più svariati argomenti, e presto si diffuse ovunque, sollevando polemiche ed eccitando adesioni.
Così Marinetti, che aveva allora trentatrè anni, dirigeva a Milano la rivista Poesia, e godeva a Parigi d'invidiabili amicizie nella società letteraria, divenne il capo di un movimento culturale che, più o meno intensamente, esercitò influenze e produsse radicali innovazioni – aspramente contestate al loro affacciarsi – non soltanto nelle arti visive o nel campo letterario, ma altesì nell'architettura con Sant'Elia, nel teatro, nella musica, nell'editoria e nella grafica, nella danza, nella moda e , con un approccio ironico, persino nella cucina.
Filippo Tommaso Marinetti – oggi uno degli italiani del secolo scorso più celebri al mondo – guidò il futurismo per trentacinque anni, ne interpretò le stagioni sempre con l'originaria passione, e morì a sessantotto anni nel 1944. (Convenzionalmente gli studiosi comprendono il percorso del Futurismo appunto tra l'anno di pubblicazione del primo manifesto, 1909 e il 1944, anno della scomparsa del poeta).
Nel mondo il Futurismo è specialmente conosciuto per la pittura e per la scultura che seppe esprimere (o che riuscì a influenzare, in Russia come in Francia, in Inghilterra come in Giappone). Ciò dipende anche dall'intensa informazione che accompagna le grandi mostre e dalle notizie riguardanti le quotazioni delle opere futuriste, specialmente quelle degli anni Dieci, eseguite dagli artisti che firmarono il primo Manifesto della Pittura Futurista: Boccioni, Balla, Carrà, Russolo e Severini. Come è noto, su proposta dell'Italia, un'opera del pittore e scultore Umberto Boccioni, scomparso a 34 anni durante la prima guerra mondiale, figura sulla moneta europea da 20 centesimi: è “Forme uniche della continuità nello spazio”, ovvero “Il camminatore”.
Ma anche la seconda stagione del Futurismo artistico – quella che di solito viene compresa tra i primi anni Venti e i primi anni Quaranta – è sempre più studiata e sempre più esprime la sua importanza. Alcuni dei poeti futuristi di quel periodo figurano nelle antologie più autorevoli, come quelle di Sanguineti o di Segre. E quanto al versante delle arti visive, appare evidente che il cosidetto “secondo Futurismo” riuscì a farsi interprete della modernità “marconiana” di quei decenni, affermando artisti che furono anche teorici del loro fare, quali Prampolini e Fillìa, o che “fecero scuola”, come Gerardo Dottori.
Del resto, nessun altro movimento culturale italiano, nessun'altra espressione d'arte italiana del tempo moderno ha nel mondo la bibliografia che può vantare il Futurismo: ed è una bibliografia in progress, che riceve adesso un forte impulso in occasione del centenario del primo Manifesto del 1909. |
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