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Indirizzo di saluto del Presidente del Comitato Nazionale Professor Giuseppe Galasso al convegno "Una bellezza nuova" tenutosi a Roma nei giorni 15, 16, 17 gennaio presso la Biblioteca Angelica.
È consuetudine definire il Futurismo un "movimento di avanguardia" nel panorama delle arti e della letteratura dei primi anni del secolo XX. Non ci sarebbe in ciò nulla di male, e non si farebbe che enunciare una convinzione storica e critica, che fu già l'impressione destata dal Futurismo al suo nascere. Senonché, quel termine di "avanguardia" ha poi finito con il dilagare, e chi ne facesse un accurato bilancio rimarrebbe stupito nel constatare quante avanguardie diano fiorite e si siano definite o vengano considerate e denominate tali. È fatale, perciò, che l'uso indefinito e incontrollato del termine abbia finito con l'usurarlo a tal punto da togliere ad esso del tutto il senso originario e pregnante di un movimento precorritore e, al tempo stesso, innovatore su sentieri che poi sarebbero stati quelli del più generale movimento storico nel suo complesso.
Alcuni parlano, quindi, con una designazione ben presto anch'essa inflazionata, di "avanguardie storiche" per designare quei movimenti che al loro tempo fecero epoca e meritano d essere considerate le vere avanguardie, le avanguardie "per eccellenza", come Soffici diceva della pittura futurista, e come nel suo complesso tutto il Futurismo merita a ogni titolo di essere considerato. Poi si sa che le palingenesi, i rivoluzionamenti, le trasformazioni radicali e totali auspicati dalle avanguardie (da quelle, in particolare, a cui davvero, e più, si addice tale termine) non si realizzano che in minima parte o non si realizzano affatto; e il cimitero delle mancate realizzazioni o dei falliti progetti avanguardistici è incomparabilmente più esteso dei loro conseguimenti e successi. Del resto, il sempre più rapido, talora incalzante, succedersi di "avanguardie" apportatrici di nuovi verbi rivoluzionari nel corso di tutto il secolo XX dà di per se stesso il senso dell'insuccesso nel quale regolarmente sembrano incorrere le avanguardie, quelle "storiche" non meno di quelle di minore o di nessun rilievo. L'insuccesso si intende, naturalmente, rispetto ai programmi ambiziosi e universali delle stesse avanguardie o sedicenti tali. Tutt'altro è il discorso se si pone mente all'ufficio storico al quale in concreto hanno adempiuto le avanguardie in senso proprio e più alto.
Palazzeschi ne riassumeva "la sorte" nel fatto che esse "precorrevano un tempo più razionale e semplice, che doveva portare spigliatezza e sincerità nel costume e far cadere tante smorfie e calle". Ma, in effetti, la loro funzione era più importante e più complessa. Non si trattava solo di portare semplicità e autenticità in un mondo di vecchie convenzioni e di formalistiche tradizioni. Già per questo verso le avanguardie erano storicamente giustificate, positive e feconde. In realtà, si esaltava, però, in esse la ricerca di nuovi valori e di nuovi canoni attraverso l'arte esaltata nelle sue possibili implicazioni ideologiche, oltre che nella sua fondamentale e primaria dimensione estetica. La parte ideologica doveva fatalmente rivelarsi largamente o del tutto caduca, ma questo esigerebbe un discorso specifico e particolareggiato. Quanto alla dimensione artistica, estetica delle avanguardie, il discorso non può che essere differenziato a seconda dei singoli movimenti, autori, momenti; e si può senz'altro riconoscere che il Futurismo fu su questo piano uno dei movimenti più fecondi e più positivi, nel doppio senso che a questa valutazione, nel suo caso come nel caso di tutte e avanguardie, si può e si deve dare: e, cioè, nel senso di realizzazioni e di creazioni di opere d'arte di alto livello, e nel senso di un nuovo modo di guardare all'arte e alle opere d'arte.
Tutte queste sono cose ben note, che qui sono dette per rendere un'ulteriore testimonianza di ciò che il Futurismo fu e rimane nella memoria e nella coscienza storica non solo per gli studiosi e gli specialisti, ma anche per quella che si suole definire la "cultura corrente" e la comune coscienza civile del nostro tempo: una testimonianza che proprio in Italia ha avuto un riconoscimento significativo con l'istituzione di un Comitato per la celebrazione del primo centenario del Manifesto futurista diffuso da Marinetti e dai suoi amici in quell'avventura nel 1908. Era un'iniziativa tanto più doverosa in quanto il Futurismo rimane tutt'oggi l'evento italiano artistico-culturale di gran lunga più conosciuto e più connesso all'idea e all'immagine dell'Italia nel mondo. Ecco - detto in poche e sommarie parole - perché si può oggettivamente plaudire a ogni iniziativa di studio e di discussione sul tema del Futurismo, auspicando che i ricordi e le celebrazioni della ricorrenza del centenario del Manifesto non indulgano ai compiacimenti retorici facili in queste occasioni e arricchiscano nel migliore dei modi un patrimonio di conoscenze e di problematiche ormai tanto cospicuo quanto importante non solo sul piano culturale.
GIUSEPPE GALASSO
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